La Medicina Narrativa
Negli anni ’60 sono nate negli Stati Uniti Le Medical Humanities, un insieme di discipline che si avvalgono del contributo delle scienze umane, sociali, psicologiche e delle arti espressive. Si sono diffuse in Europa negli anni ’80 ed ora si stanno rivelando strumenti efficaci per una formazione più equilibrata e completa dei professionisti della salute. Queste discipline infatti, fanno insorgere riflessioni di carattere etico, filosofico, psicologico, storico e letterario per ripensare l’esistenza umana non più solamente sotto l’impatto della tecnologia moderna. Esse rendono possibile una conoscenza approfondita di esperienze rilevanti nei contesti sanitari, quali ad esempio in corso di malattie croniche, esperienze che si legano inevitabilmente alla singolarità e alla storicità dell’individuo.Le Medical Humanities si ispirano al modello di “Medicina Narrativa” la quale si avvale di un autentico dialogo tra medico e paziente e di una condivisione e co-costruzione delle esperienze vissute superando così il paradigma dell’ascolto automatico tipico della biomedicina.In realtà l’esperienza umana del dolore non può essere descritta in modo esaustivo attraverso il rigore scientifico dell’anamnesi clinica, ma può essere espressa anche sotto forma di colori, figure ed immagini nel linguaggio cifrato della rappresentazione artistica.La Medicina Narrativa è un approccio che ha anche lo scopo di risvegliare nei malati cronici risorse per riuscire a trovare quelle energie mentali ed emotive che consentono di avviarli a una nuova fase della loro biografia e della loro vita, la persona deve arrivare a comprendere che quanto sta facendo è utile per il raggiungimento di un nuovo stato di benessere personale.Questo approccio è indispensabile soprattutto quando la terapia tradizionale non promette una guarigione perché aiuta a convivere con la malattia, aiuta la persona a comprendere di più il suo stato, la aiuta a ristabilire un’alleanza tra la medicina e l’educazione, tra il supporto farmacologico e la disponibilità a prendere coscienza della propria condizione. Essa non ha la presunzione di guarire il “male di vivere”, non è un toccasana, ma neppure la terapia medica in corso di malattie croniche non è in grado di guarire il male.A livello psicologico la scrittura della propria vita svolge una funzione di autoaiuto e monitoraggio con funzioni autolenitive, terapeutiche e catartiche, essa facilita la sintesi di sostanze immunitarie ed antidepressive, anche se in forma blanda, e potenti risorse sul piano dell’autostima, del senso, della conquista delle parole per dirsi e spiegarsi e della ricerca di un’energia mentale necessaria a rappresentarsi in altre condizioni e occasioni (D. Demetrio, Raccontarsi, l’Autobiografia come cura di sé). Il Centro Antidiabetico di Mirano con la collaborazione dell’A.DI.MI. (Associazione Diabetici del Miranese) sensibile a questa nuova forma di Medicina, ha organizzato diversi Campi Scuola per permettere ai diabetici di sperimentare la necessità di raccontarsi. Il conforto recato dalla narrazione è pari ad una liberazione: il racconto genera infatti quel distacco necessario all’elaborazione ed all’accettazione dei vissuti dolorosi. La capacità curativa del racconto autobiografico è ancora più significativa quando la narrazione si trasforma in scrittura. La scrittura infatti ha la capacità di sviluppare e stimolare ad un livello più profondo il ripiegamento su se stessi.Il bisogno di raccontarsi nasce spesso dalla sofferenza che viene rielaborata attraverso la parola o attraverso la scrittura diventando così uno strumento di cura.Vista l’efficacia di questo nuovo metodo curativo, inviterei le persone a scrivere, a raccontare qualcosa che li ha obbligati ad una svolta nella vita perché la rivisitazione della propria vita è un invito a ricominciare a vivere e a cercare, dove inizia la ricerca si trovano spiegazioni impossibili, enigmi e misteri che altrimenti non si è in grado di dare una spiegazione.
Laura Marinello






